Testi da 10 in parità di genere: linee guida contro le disparità

Nei libri, soprattutto sussidiari e libri di grammatica della scuola elementare, ci sono delle costanti: il papà tende a lavorare e a leggere, la mamma invece cucina e stira.
Arriva in Parlamento una proposta di legge che vuole cambiare questa costante di stereotipi sessisti e non solo quelli, guardando più in generale al tema dell’inclusione.

Il deputato Alessandro Fusacchia, eletto con +Europa, attualmente nel gruppo Misto e rappresentante della piattaforma Movimenta, presenta ora una proposta di legge che aiuti scuole ed editori a fare fronte comune per contrastare gli stereotipi di genere e, in generale, promuovere la diversità nei libri di testo.
“La grammatica si può imparare anche se la mamma legge e non cucina e se il papà apparecchia la tavola.”
Già 15 anni fa sono state fatte linee guida su questo tema dall’Unesco. L’Italia ha provato a recepirle con il Polite, un meccanismo di autoregolamentazione degli editori e dei docenti ma non ha funzionato probabilmente perché, forse, non c’era abbastanza consapevolezza.

Oggi invece il pensiero è ben più definito e non c’è una volontà di censura dei libri ma un meccanismo che incentivi all’eliminazione degli stereotipi.
L’obiettivo è evidentemente più ampio, far arrivare bambini e bambine ad avere una rappresentazione diversa di sé, fuori dai ruoli che le convenzioni sembrano appiccicare loro addosso anche attraverso esercizi di grammatica subdolamente sessisti o impari a seconda di etnie, diverse abilità, etc.
Una visione del mondo che porti gli studenti a costruire la propria identità e il proprio futuro con maggior libertà di pensiero.

In attesa della calendarizzazione della proposta di legge, un segnale positivo arriva, in sordina, dalla casa editrice Zanichelli che sul suo sito pubblica il programma “Obiettivo 10 in parità: 10 linee guida per promuovere la parità di genere nei libri”. Un’esigenza nata all’interno della redazione e subito condivisa da tutto il team che si è sviluppata prima con uno studio, poi con la formazione e con la stesura delle linee guida che serviranno da basi per la scrittura di testi scolastici da 10 in parità di genere. Ma non solo, presto arriveranno anche gli interventi di tanti esperti, come Luisa Carrada, Vera Gheno, Francesca Faenza, Federico Faloppa, per trasformare la pagina in un luogo di raccolta di consigli ed esempi virtuosi per azzerare la disparità di genere.

Dato che le azioni necessarie per raggiungere questo obiettivo di parità sono tante e rappresentare la diversità attraverso il linguaggio – testuale e visivo – è un compito complesso in cui serve un livello di attenzione molto alto per smontare le abitudini e disinnescare gli stereotipi, sono stati avviati percorsi di studio e formazione, tuttora in corso, che hanno appunto portato a stilare un decalogo.

Ed eccole le linee guida che ci aiuteranno a raggiungere gli obiettivi, consapevolmente a un cammino ancor più lungo.

1. Evitiamo gli stereotipi
2. Rappresentiamo in modo paritario i generi
3. Evidenziamo il contributo di tutti i generi al sapere
4. Usiamo un linguaggio inclusivo
5. Risolviamo i problemi specifici di ogni disciplina
6. Condividiamo queste linee guida con autori, autrici e con chi lavora con noi
7. Prevediamo una fase di controllo dedicata alla parità di genere
8. Aggiorniamoci con continuità
9. Analizziamo periodicamente i nostri libri
10. Oltre la parità di genere: rispecchiamo nei libri la varietà del mondo.

La possibilità che, a breve, esisterà questo
manuale “10 in parità” è più che reale poiché non è possibile bonificare i vecchi testi ma appunto si deve intervenire sui testi nascenti.

Per ogni disciplina poi si possono fare degli interventi calibrati.
Nella storia le figure femminili sono state scarsamente rappresentate, si può rendere conto del perché è accaduto e dare più risalto alle donne. Nella storia dell’arte le pittrici non possono più essere relegate in una scheda ma devono avere lo stesso spazio degli uomini. E così anche nella scienza. In generale basta agli stereotipi più banali, come quello che assegna i ruoli di prestigio agli uomini e quelli di cura alle donne. 

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