Artemisia Gentileschi, la pittrice guerriera e il documentario in occasione del 25 Novembre

Ventuno anni fa, nell’ormai non più vicinissimo 1999, l’assemblea dell’Onu ha scelto il 25 Novembre come data per celebrare la Giornata contro la violenza sulle donne.

Come sempre accade per questo tipo di ricorrenze la data non è stata scelta a caso ma ha un significato ben preciso e questo giorno è stato scelto in ricordo dell tre sorelle Mirabal che, mentre si stavano recando in carcere per far visita ai rispettivi mariti, sono state fermate da degli agenti che le hanno brutalmente picchiate con dei bastoni e poi gettate in un fosso proprio nel 25 Novembre del 1969 nella Repubblica Dominicana. L’episodio è stato poi fatto passare per un incidente.

I loro nomi erano Patria, Minerva e Maria Teresa ed erano delle attiviste per un gruppo chiamato “Movimento 14 Giugno” ritenuto clandestino che cercava di opporsi alla dittatura dell’epoca e ovviamente anche per i diritti delle donne.

Proprio oggi, per celebrare questa importante data, è stato rilasciato il film documentario “Artemisia Gentileschi, Pittrice Guerriera”.

La pellicola racconta, come anticipato dal titolo, di Artemisia Lomi Gentileschi, una pittrice nata nel 1593 e scomparsa nel 1956 distintasi per essere stata la prima donna ad essere stata ammessa in un’Accademia di disegno che fino ad allora potevano frequentare solamente gli uomini e questo le ha permesso di intraprendere una carriera a livello internazionale.

Da giovane la pittrice è stata vittima di uno stupro attuato proprio dal suo Maestro, Agostino Tassi, che ha abusato di lei con violenza all’interno della propria casa e perseverando nel tempo con la promessa di un futuro matrimonio riparatore, pratica comune all’epoca che permetteva a chi commetteva violenza sessuale sulle donne di “farla franca” per la legge sposando la vittima.

Alla scoperta dal padre della ragazza che l’uomo era già sposato è scattata una querela seguita da un processo in cui Artemisia si è battuta con forza nonostante le varie difficoltà come i falsi testimoni che il suo aguzzino portava in tribunale per cercare di “salvarsi”.

La ragazza, nel corso del tempo, si sottopose a diverse visite ginecologiche ritenute lunghe ed umilianti sotto gli occhi di un notaio per cercare le prove della violenza.

E’ stata inoltre sottoposta ad un interrogatorio sotto tortura perché ritenuto all’epoca il modo più veloce per provare la veridicità delle sue deposizioni.

Le torture a cui è stata sottoposta avrebbero potuto rovinare le sue mani per sempre e quindi mettere un freno alla sua carriera ma la pittrice ha deciso di sottoporsi a tali misure per vedere riconosciuto il suo diritto ad avere giustizia.

Nonostante la vittoria di Artemisia del processo l’uomo non scontò mai la sua condanna e continuò a lavorare indisturbato alle sue opere mentre la povera ragazza veniva da molti ritenuta una bugiarda.

E’ quasi inutile aggiungere che questa vicenda influenzò fortemente la vita e le opere della pittrice e molti critici ritengono i suoi lavori di natura femminista.

Artemisia Gentileschi arrivò a trasporre sulla tela le conseguenze psicologiche della violenza subita. Molto spesso, infatti, la pittrice si rivolse all’edificante tema delle eroine bibliche, quali Giuditta, Giaele, Betsabea o Ester, che – incuranti del pericolo e animate da un desiderio turbato e vendicativo – trionfano sul crudele nemico e, in un certo senso, affermano il proprio diritto all’interno della società. In questo modo Artemisia è divenuta già poco dopo la morte una sorta di femminista ante litteram, perennemente in guerra con l’altro sesso e capace di incarnare sublimemente il desiderio delle donne di affermarsi nella società.

Una storia sicuramente toccante che vale la pena di essere vissuta, alla scoperta anche delle sue opere più importanti, guardando il film documentario che potrete trovare su Amazon Prime Video e Chili.

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