Polonia: aborto vietato anche in caso di malformazioni del feto

Dopo l’uscita della Polonia dal trattato di Istanbul che abbiamo trattato giusto qualche mese fa, oggi ci troviamo nuovamente a parlare di una nuova stretta sulle libertà delle donne in questa Nazione.

E’ proprio di questi giorni infatti la notizia che la corte costituzionale Polacca ha deciso di vietare l’interruzione di gravidanza in caso di gravi malformazioni genetiche del feto in quanto ritenuta anticostituzionale.

Il tutto è nato da un ricorso presentato tre anni fa da poco più’ di un centinaio di deputati del partito ultraconservatore che è al governo al momento in Polonia “Diritto e giustizia” (Pis) sostenendo che tale libertà viola la stessa costituzione Polacca che tutela la vita di ogni singolo individuo.

La legge che permetteva alle donne di abortire in caso di malformazioni del feto era stata introdotta del 1993, nata da un lungo braccio di ferro tra il governo di allora e le associazioni femministe che si battevano per i diritti delle donne che erano riuscite a conquistare il diritto all’aborto in caso di malformazioni, nel caso in cui la gravidanza sia il risultato di uno stupro o di atti illegali in genere e in caso la gravidanza sia un pericolo concreto alla salute e alla vita stessa della donna.

Se pensiamo che la maggior parte dei casi di aborto in Polonia è praticato proprio per via di malformazioni del feto, ben il 98%, 1074 casi su 1110 totali nel 2019, è un po’ come se questo diritto fondamentale delle donne sia stato reso praticamente impossibile da sfruttare.

Le leggi riguardanti il diritto all’aborto in Polonia erano già tra le più stringenti in Europa e con questa nuova sentenza il divario non fa che ampliarsi ulteriormente.

Non si è ovviamente fatta mancare la reazione delle attiviste femministe fuori dal tribunale dove è stata emessa la sentenza dove sono nate le proteste contro l’operato del governo e della Corte costituzionale.

Le attiviste della “Federazione per le donne” ha dichiarato che quella dello Stato Polacco è un’infamia, che i giudici si sono dichiarati contro l’eugenetica e a favore del diritto alla vita dei neonati, anche se malati, dimenticando che si tratta molto spesso di feti incapaci di vivere in modo autonomo e alcune testate polacche hanno dichiarato che la Polonia sia diventata “l’inferno per le donne”.

Dure critiche sono arrivate anche da parte di Donald Tusk, ex presidente del Consiglio europeo ed ex Vice premier Polacco secondo cui “decidere sul divieto di aborto, nel pieno dell’epidemia che si sta diffondendo, non è solo cinismo, è di più: si tratta di malvagità politica”.

Ovviamente anche sul panorama internazionale ci sono state diverse dichiarazioni contro la sentenza emessa in Polonia che va controcorrente rispetto al panorama legislativo europeo.

La seconda questione che fa discutere, oltre alla sentenza, è legata proprio alla Corte costituzionale Polacca in quanto non viene reputata “indipendente” in quanto la maggioranza dei giudici è stata nominata dal partito attualmente al Governo e responsabile del ricorso che abbiamo citato precedentemente rendendo di fatto “di parte”.

Ora la paura di molti è che la negazione di questo diritto spinga le donne a praticare aborti clandestini per sfuggire proprio alle leggi oppressive del paese.

Ci auguriamo che in Polonia ci possa presto essere un’inversione della tendenza all’oppressione dei diritti delle donne è un ritorno agli standard Europei che piano piano si allontanano sempre di più. 

Fonte immagine: La Stampa

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