Lamu e la violenza contro le donne in Cina

Sfortunatamente oggi ci ritroviamo a parlare di un ennesimo caso di femminicidio questa volta però la notizia arriva dalla Cina.

La notizia è già stata trattata praticamente ovunque, tv, internet e carta stampata, una modella ed influencer di nome Lamu è deceduta dopo due settimane passate in ospedale in seguito all’aggressione subita dal suo ex marito mentre era in diretta su un famoso social network cinese.

L’uomo aveva fatto irruzione presso l’abitazione di Lamu il 14 Settembre armato di coltello e con se aveva anche una tanica di benzina, ha cosparso di quest’ultima la povera donna e le ha dato fuoco.

Pare che chi la stesse vedendo in diretta abbia sentito le urla strazianti della vittima ma nulla si è visto, il segnale video è stato interrotto subito dopo l’effrazione dell’uomo.

Questa tragedia fa ancora più male per via della storia di violenza pregressa che c’è dietro.

Il cognato della vittima ha raccontato di come lei venisse spesso picchiata dal marito e di come, in seguito al divorzio, lui abbia minacciato di uccidere uno dei figli che aveva avuto in custodia se la donna si fosse rifiutata di risposarlo.

Sotto ricatto la donna ha sposato nuovamente l’uomo salvo poi scappare nuovamente nascondendosi dal marito.

Nel tentativo di trovarla l’uomo ha addirittura picchiato la sorella della vittima ed in seguito alla denuncia le autorità non lo hanno arrestato.

Una storia del genere non può che causare indignazione e rabbia in quando la tragedia si sarebbe potuta evitare se sono le autorità cinesi si fossero occupate del caso provvedendo all’arresto o quanto meno all’allontanameto dell’uomo dalla ex moglie e dai figli.

Che la Cina sia una nazione culturalmente molto diversa dagli standard occidentali a cui siamo abituati è una cosa risaputa ma in un paese così grande e popolato ( la Cina è la nazione più popolata del pianeta, i suoi abitanti sono quasi un miliardo e mezzo ) e che viene considerato una superpotenza a livello internazionale possa permettere che cose del genere avvengano.

Sfortunatamente la Cina però si è sempre dimostrata poco interessata ai diritti delle donne e di molte minoranze etniche presenti nei suoi confini come gli Uiguri, cinesi Musulmani che vengono perseguitati e “rieducati” in dei campi di prigionia e poi utilizzati come operai nelle fabbriche.

Questa piccola deviazione ci fa capire come il governo cinese sia tutt’altro che interessato al benessere di tutti i suoi cittadini.

Un altro esempio è quello della prima legge emanata contro la violenza domestica, arrivata solo nel 2016 dopo anni di lotte degli attivisti.

Durante il periodo di quarantena anche in Cina c’è stata un’impennata di casi e denunce di violenza domestica ma le autorità le hanno sempre ignorate non prendendole seriamente.

La legge non viene quasi mai applicata perchè il governo cinese sostiene che sarebbe destabilizzante se tutte le vittime di violenza domestica o sessuale facessero ricorso ai tribunali in quanto quella che viene chiamata “stabilità sociale” è una delle priorità per il paese. Si stima che il 30% delle donne in Cina abbia subito almeno una volta nella vita violenza fisica o sessuale.

Nonostante le continue repressioni però molte donne continuano a lottare per poter avere una parità di diritti in Cina e speriamo vivamente che un giorno, non troppo lontano, riescano a raggiungere questo importantissimo traguardo.

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