Un passo in avanti verso il miglioramento dei centri anti violenza

L’8 settembre il Senato ha approvato all’unanimità la risoluzione dal titolo “Relazione sulla governance dei servizi antiviolenza e sul finanziamento dei centri antiviolenza e delle case rifugio”, relazione che era stata precedentemente approvata dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio il 14 luglio scorso.

Ma di cosa si tratta?

La relazione è frutto del lavoro della “Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere” costituita dal governo nel Febbraio del 2019.

Nel documento pubblicato dal Senato della Repubblica possiamo leggere come la relazione punta a presentare alcune raccomandazioni per una riforma complessiva della governance del sistema istituzionale di finanziamento dei servizi che operano nel campo della prevenzione e del contrasto alla violenza maschile contro le donne.

Il testo continua con le seguenti parole:

“Con questa relazione la Commissione intende essere di stimolo e supporto per una revisione dell’intesa tra il Governo e le regioni, le province autonome di Trento e di Bolzano e le autonomie locali, relativa ai requisiti minimi dei centri antiviolenza e delle case rifugio del 27 novembre 2014, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, n. 40 del 18 febbraio 2015, di seguito

« intesa Stato-regioni del 2014 », obiettivo prioritario non più rimandabile, da intendersi come primo necessario passaggio verso l’elaborazione di una riforma organica della normativa in materia di prevenzione e contrasto a ogni forma di violenza di genere.”

La relazione definisce “complessa” l’organizzazione istituzionale dei sistemi antiviolenza nel nostro paese in seguito all’analisi di 335 centri antiviolenza (sono 366 in tutto in Italia secondo i dati forniti dall’ISTAT) ha rivelato che la maggioranza assoluta dei centri antiviolenza è infatti gestita da enti privati senza fini di lucro: nel complesso sono 283, pari all’84,5 per cento del totale. I centri antiviolenza a gestione pubblica, invece, sono 51 (15,2 per cento), dei quali oltre la metà sono localizzati nelle regioni settentrionali.

Uno dei problemi principali è che questi centri vengono finanziati dal “Fondo nazionale per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità” , il denaro però non finisce direttamente nelle casse dei centri ma passa prima dalle Regioni che non agiscono secondo uno schema ben definito nella ripartizione di tali fondi alle varie strutture.

Negli anni i vari governi hanno tentato di stare al passo con i tempi cercando di adeguare i servizi offerti dai centri e la loro diffusione sul territorio risultando però poco efficienti e creando una situazione di disparità tra essi.

A tal proposito la commissione si auspica il raggiungimento dei seguenti obiettivi:

  1. implementare le risorse per l’intero sistema di prevenzione e contrasto alla violenza, semplificare e velocizzare il percorso dei finanziamenti, verificarne l’effettiva erogazione ai centri antiviolenza e alle case rifugio attraverso un sistema di monitoraggio più efficace e potenziare la governance centrale del sistema;
  2. promuovere un’analisi territoriale dei bisogni coinvolgendo gli enti gestori specializzati di centri antiviolenza e case rifugio in tutti i livelli decisionali.

Prospettando quindi l’esigenza di una riforma organica della normativa in materia di prevenzione e di contrasto di ogni forma di violenza di genere, nell’ambito della quale sono prioritariamente individuati i seguenti strumenti:

  1. revisione dell’intesa Stato-regioni del 2014;
  2. istituzione di un osservatorio nazionale permanente, con compiti di valutazione indipendente dell’intero sistema dei servizi dedicati al contrasto della violenza contro le donne, di monitoraggio dell’implementazione delle azioni previste e di controllo degli standard di qualità dei servizi antiviolenza.

Ci auguriamo che quindi vengano seguiti i consigli della commissione al fine di migliorare gli aiuti di cui necessitano tutte le vittime di violenza.

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